COME SOPRAVVIVE LA POPOLAZIONE DEL NORD KIVU DI FRONTE AL CONFLITTO POLITICO-MILITARE TRA IL GOVERNO CONGOLESE E LA RIBELLIONE DELL’M23 SOSTENUTA DALLE TRUPPE RWANDESI
Dal 2023, la ribellione dell’M23 è riemersa attaccando le forze governative a partire dal posto di frontiera di Bunagana, nel territorio di Rutshuru. Oggi, la ribellione controlla una grande parte delle province del Nord e del Sud Kivu. Le capitali di queste due province, cioè Goma e Bukavu, si trovano sotto l’amministrazione dei ribelli.
Ogni volta che gli scontri mettono in difficoltà le truppe governative, i cadaveri vengono sepolti e la vita riprende timidamente. Ma come si comporta la popolazione di fronte all’orrore delle uccisioni e dei saccheggi nelle zone ormai sotto il controllo della ribellione dell’M23 e dell’esercito ruandese?
È ciò che cercheremo di spiegare in questa breve comunicazione sulla realtà quotidiana della popolazione del Nord Kivu.
2.1. Cronologia dei fatti che hanno ostacolato la stabilizzazione dell’Est della RDC e dei Paesi dei Grandi Laghi
La storia più antica ci insegna che nel territorio congolese vivono numerose tribù.
Nel Nord Kivu si contano i Nande, gli Hunde, gli Hutu, i Tembo, i Nyanga, i Tutsi e i Twa.
La presenza degli Hutu e dei Tutsi sul territorio congolese ha segnato, nel corso dei periodi storici, relazioni a volte pacifiche e a volte tese tra il Congo e il Ruanda, a seconda delle politiche adottate dai dirigenti dei due Paesi.
Durante la presidenza dell’hutu Generale Maggiore Juvénal Habyarimana in Ruanda, le relazioni tra lo Zaire e il Ruanda erano molto buone, altamente apprezzate e considerate un modello di cooperazione in Africa.
Diversi progetti di cooperazione regionale videro la luce, tra cui la Comunità Economica dei Paesi dei Grandi Laghi (CEPGL), che simboleggiava l’unità e la fraternità tra Zaire, Ruanda e Burundi.
I Tutsi rifugiati in Zaire pero’ non erano soddisfatti di questa stabilità, poiché dal 1959 (data della caduta del loro potere monarchico) vivevano in esilio.
I Tutsi rifugiati nello Zaire, in collaborazione con altri Tutsi della diaspora, crearono nel 1990 il FPR (Fronte Patriottico Ruandese) con l’obiettivo di rovesciare il governo hutu in Ruanda.
La guerra sfociò nel genocidio del 1994, scoppiato dopo l’assassinio dei presidenti ruandese Juvénal Habyarimana e burundese Cyprien Ntaryamira.
La fine della guerra provocò anche l’esilio di oltre due milioni di rifugiati hutu nello Zaire, tra cui militari e miliziani Interahamwe, accusati di essere gli autori delle stragi in Ruanda.
Nel 1996, con la complicità degli Stati Uniti e di alcune potenze occidentali, tramite alcune imprese multinazionali, il Ruanda creò una ribellione chiamata AFDL (Alleanza delle Forze Democratiche per la Liberazione del Congo), guidata da Mzee Laurent-Désiré Kabila.
Questo movimento rovesciò il potere del maresciallo Mobutu Sese Seko nel 1997.
Nel 1998, il presidente Laurent-Désiré Kabila fu assassinato, per aver chiesto ai militari ruandesi che lo avevano accompagnato di rientrare nel loro Paese, il Ruanda.
Nel 2000, si verificò una scissione tra i militari di origine tutsi e il resto delle truppe governative, che portò alla creazione del RCD-Goma (Rassemblement Congolais pour la Démocratie), una ribellione che occupò l’Est della Repubblica Democratica del Congo fino al 2003, anno in cui venne firmato a Sun City, in Sudafrica, un accordo di riunificazione della Repubblica Democratica del Congo.
Nel 2006 nacque una nuova ribellione, il CNDP (Congresso Nazionale per la Difesa del Popolo), guidato dal generale autoproclamato Laurent Nkunda, anch’egli tutsi, insieme a diversi ufficiali tutsi suoi collaboratori.
Questa ribellione non sopravvisse a lungo, poiché la sua avanzata fu ostacolata dalla nascita di altre forze di autodifesa, tra cui il PARECO (Coalizione dei Patrioti Resistenti Congolesi).
Nel 2006 si tennero le prime elezioni democratiche congolesi dopo un lungo periodo di guerre e scontri sul territorio nazionale. Il Parlamento, il Senato e un Presidente eletto, Joseph Kabila, furono ufficialmente insediati nella capitale, Kinshasa.
Nel 2008, il governo invitò tutti i gruppi armati ancora attivi a deporre le armi e a trasformarsi in partiti politici, per passare da una lotta armata a una lotta politica non violenta.
Il CNDP fu trasformato in partito politico, al pari di altri gruppi armati, tra cui il gruppo rivale PARECO.
L’atto di impegno fu firmato a Goma, alla presenza di importanti personalità politiche congolesi in qualità di testimoni.
Nel 2009, il governo congolese invitò il CNDP a un incontro a Nairobi, in Kenya, per firmare un accordo particolare tra le due parti. Questo accordo, rimasto a lungo segreto, fu firmato il 23 marzo 2009: da qui nasce il nome del movimento del 23 marzo, noto come M23.
Tra i testimoni della firma figuravano due ex presidenti africani, Olusegun Obasanjo della Nigeria e Benjamin Mkapa della Tanzania.
Nel 2012, il movimento del 23 marzo (M23) nacque ufficialmente e organizzò una prima rivendicazione armata.Fu rapidamente neutralizzato nel 2013 dall’esercito congolese, con l’appoggio del contingente di intervento composto da truppe tanzaniane.
Nel 2023, l’M23 è riemerso, partendo dal posto di frontiera di Bunagana, e si è recentemente impadronito di vaste aree di due province orientali, il Nord Kivu e il Sud Kivu, provocando migliaia di morti e orchestrando azioni di saccheggio sistematico dei beni della popolazione e delle risorse minerarie.
2.2. Le condizioni della popolazione del Nord e del Sud Kivu di fronte all’occupazione dell’M23 e dell’esercito ruandese
Due anni dopo il ritorno dell’M23, intere località sono cadute sotto il controllo di questo movimento ribelle Nei territori di Rutshuru e Nyiragongo, ormai da tempo occupati dai ribelli, numerose famiglie sconosciute provenienti dal Ruanda hanno già occupato terreni e campi appartenenti alle famiglie sfollate dalla guerra, rifugiate nei dintorni di Goma o nel territorio di Lubero.
Il 27 gennaio 2025, la città di Goma è caduta sotto il controllo dell’M23 e dell’esercito ruandese.
I violenti combattimenti hanno provocato oltre 3.000 morti e hanno portato a saccheggi di veicoli, beni, denaro dei cittadini congolesi e delle organizzazioni umanitarie.
Pochi giorni dopo, gli sfollati che erano accampati nei campi attorno a Goma furono obbligati a tornare nei loro villaggi d’origine, senza alcuna assistenza prevista o organizzata nelle zone di ritorno. Molte persone sono morte durante questa operazione di rimpatrio forzato e brutale, in particolare bambini, anziani, malati cronici e feriti.
Dalla presa di Goma, la criminalità è in costante aumento. Omicidi e rapimenti vengono segnalati in tutti i quartieri, alimentando dubbi sulla reale capacità del M23 di garantire la sicurezza della popolazione, come da loro proclamato.
Naturalmente, la situazione della sicurezza è diventata molto difficile da gestire, a causa della presenza di quattro fazioni militari:
A questi si aggiungono migliaia di criminali evasi dalla prigione centrale di Munzenze durante la caduta della città di Goma.
La sopravvivenza è diventata estremamente difficile. Le banche sono chiuse e le attività economiche sono fortemente paralizzate a causa del blocco del sistema bancario. I dipendenti statali e quelli delle aziende pubbliche non possono ricevere i loro stipendi, bloccati a Kinshasa per l’impossibilità di far arrivare il denaro contante a Goma e Bukavu. I prodotti agricoli sono disponibili nei mercati della città e i prezzi restano abbordabili, ma la scarsità di liquidità rende difficile per la popolazione acquistarli.
Questo provoca una crisi alimentare in molte famiglie di Goma.
Le attività scolastiche sono ufficialmente riprese, ma molte scuole sono state saccheggiate.
E anche se, formalmente, le lezioni sono ricominciate, molti studenti vengono visti ogni giorno in uniforme per strada, poiché i genitori non possono più pagare le tasse scolastiche.
Molti dei nuovi funzionari che amministrano la città, poliziotti, agenti dell’amministrazione, doganieri e funzionari dell’immigrazione trascorrono la giornata a Goma e rientrano la sera a Gisenyi, in Ruanda; secondo alcune fonti, anche il Governatore farebbe lo stesso.
Per ricevere denaro, è necessario rinunciare al 10% della somma da incassare, oppure attraversare il confine e ritirare il denaro a Gisenyi (Ruanda), ma solo tramite servizi come Western Union, MoneyGram o Ria.
Nel frattempo, a Rubaya, Numbi, Lumbishi e Nyabibwe, i minerali vengono estratti in grandi quantità e trasportati in Ruanda. Il Ruanda approfitta quindi di questa occupazione per riempirsi le tasche con il denaro proveniente dai minerali congolesi.
Riteniamo inoltre che sia proprio con questo denaro che i ribelli si finanziano, acquistando armi e munizioni che seminano lutto ogni giorno in migliaia di famiglie congolesi.
Nelle zone di ritorno degli sfollati, in particolare nel Masisi e nel Rutshuru, coloro che sono rientrati cercano con grande difficoltà di reintegrarsi dopo lunghi mesi o addirittura anni di assenza.
Alcuni hanno trovato le loro case distrutte, i loro campi confiscati e sfruttati dai ribelli o dai loro collaboratori.
Le attività umanitarie funzionano a rilento per le seguenti ragioni:
Il progetto che si cela dietro le varie crisi di sicurezza nell’Est della RDC è il desiderio nascosto del Ruanda di impadronirsi di questa regione, ricca di minerali, petrolio e terre agricole, al fine di espandere il proprio territorio nazionale, che rimane molto piccolo e povero di risorse naturali.
Il Ruanda mira a trasferire una parte della propria popolazione nell’Est del Congo, oppure, in mancanza di ciò, a creare un nuovo Stato sotto la sua totale influenza.
Ecco perché tutte le crisi di sicurezza sfociano in negoziati che, per questi gruppi manipolati dal Ruanda, non risolvono mai la loro vera motivazione, ossia ottenere il controllo totale dell’Est del Congo.
Tuttavia, nessun dispositivo legittimo può concedere loro tale privilegio all’interno di uno Stato unitario, democratico, multiculturale e multietnico.
I negoziati, quindi, si traducono spesso in infiltrazioni nelle istituzioni congolesi da parte di transfughi rwandocongolesi provenienti dalle ribellioni, ma fedeli agli interessi del Ruanda.
Queste persone vengono inserite nell’esercito, nella polizia e nell’amministrazione pubblica, con il compito di spiare e contribuire a perfezionare il piano di balkanizzazione della RDC, il cui centro di elaborazione si trova a Kigali e in alcune metropoli europee e americane.
Per questo motivo, l’esercito congolese non ha mai vinto la guerra, poiché il suo comando è infiltrato dall’alto fino alla base.
D’altra parte, il governo congolese ha commesso numerosi errori tattici e di pianificazione, trasformando l’apparato militare in un sistema corrotto, segnato da appropriazioni indebite, negligenza, clientelismo e tribalismo.
Tutto ciò non ha fatto altro che indebolirlo ulteriormente, condannandolo a ricorrere costantemente ai negoziati.
Ma bisogna saperlo una volta per tutte: i negoziati non hanno mai portato a una pace definitiva in Congo.
Mujogo Viateur
Goma, 18/3/2025
Autore: Mujogo - 3/11/2025
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